27 gennaio 2007

Stefano Baldini ci presenta La NAMIBIA la sua seconda casa

Undicimila chilometri sull’altopiano dell’oro Un anno di vita speso nel deserto per diventare il più grandeWINDHOEK - Il giovane Makiba ci accoglie al Country Club di Windhoek con un gioioso “Guten Tag”, scambiandoci per tedeschi. Non c’è da biasimarlo. In Namibia, nell’ex colonia tedesca, si festeggia ancora ogni 27 di gennaio (cioè oggi), la nascita del Kaiser Guglielmo II avvenuta 148 anni fa. «Ah! siete italiani. Lo sapete che qui alloggia il vostro campione olimpico di maratona?». Vorremmo rispondergli che abbiamo attraversato tutta l’Africa proprio per Stefano Baldini. Per capire com’è questo paradiso della corsa che da dieci anni è la sua seconda casa. Ma stiamo zitti e ci mostriamo stupiti per non deludere il povero Makiba.Siamo ai 1600 metri dell’altopiano dell’ex Africa del Sud-Ovest, ai margini della capitale Windhoek. Nel Paese dei diamanti e dei deserti sconfinati, stretto dall’Oceano Atlantico e il Sudafrica, in cui vivono ancora 20.000 tedeschi e poco più di un milione e mezzo di nativi africani in un’armonia che sconcerta. Il Paese in cui Angelina Jolie e Brad Pitt hanno fatto nascere il loro figlio. Qui, Baldini ha trascorso un anno dei suoi ultimi dieci percorrendo 11.000 km di corsa. Con il coach Luciano Gigliotti, i maratoneti Caimmi, Goffi, Deborah Toniolo, Anna Incerti, Rosaria Console, oltre all’oro di Atene 2004 della marcia Ivan Brugnetti e i giovani De Luca, Rubino e Gisella Orsini, Baldini sta ultimando il suo primo periodo in quota. A fine mese tornerà in Italia e poi di nuovo nell’Africa australe in vista della maratona di Londra del 22 aprile.Macina 210 km alla settimana nelle due sedute quotidiane. Molti li percorre ai 2000 metri del passo Kupfeberg, su una pista in terra infuocata che si perde all’orizzonte, in un paesaggio spettrale animato solo dalle antilopi orici, qualche kudu e molti struzzi. Spesso il termometro tocca i 34°, ma l’umidità è appena al 20%. E per distrarsi c’è sempre l’opportunità di un safari fotografico, tra leoni e giraffe.Per ripetere il bis olimpico a Pechino 2008, dovrà percorrere ancora 16.000 km, come dire da Roma a Pechino e ritorno di corsa. E’ il suo quindicesimo soggiorno in Namibia. E chi scrive è il primo giornalista italiano a dividere con lui questa magica esperienza.Dall’inviato Franco Fava WINDHOEK - « I Mondiali di Osaka ad ago­sto? Vediamo. Dopo due bronzi il titolo irida­to mi manca. Ma a 35 anni ho solo quattro car­tucce ancora in canna e il mio sogno è fare il bis olimpico a Pechino tra un anno e mezzo. Devo arrivare all’Olimpiade ancora integro e al massimo delle capacità. Eppoi c’è il record italiano, il 2h07:22 di Londra lo scorso anno mi sta stretto. Vorrei lasciare il segno anche dal punto di vista cronometrico. Il 22 aprile tornerò a Londra: ci saranno tutti, sarà lì il vero Mondiale. Ma sarà difficile correre velo­ce sul quel percorso. Mi incuriosiscono Chica­go e Berlino, entrambe in autunno. E io più di due maratone l’anno non voglio e non posso correrle. Questo fa la differenza tra me e gli africani, loro si logorano correndo di qua e di là, fanno fino a 25 corse l’anno, io invece ar­rivo si e no a dodici » . STILE VELOCISTA - Stefano Baldini è a bordo piscina del Country Club di Windhoek. Sotto un ombrellone capiente sta steso sul lettino del fido massaggiatore Daniele Parazza. Sono le quattro del pomeriggio e si prepara a maci­nare una ventina di chilometri dopo aver fat­to in mattina una quindicina di ripetute, stile velocista, sulla salita della Franki Fredericks Drive, l’indimenticato sprinter namibiano cui il Governo ha dedicato una strada sul ciglio della quale spicca una singolare segnaletica stradale che avvisa gli automobilisti della pre­senza dei corridori tra le 18 e le 19.« Con la testa sto già a Londra, lì troverò i primi nove dello scorso anno, compreso Ge­brselassie, più il primatista Tergat, il messica­no Gomez, primo a New York, lo statunitense Keflezighi, argento ad Atene, e lo spagnolo de la Ossa che è al debutto » . Lo scorso aprile Baldini finì quinto con il record italiano di 2h07:22: « Sì, ma venivo da un inverno disgra­ziato per via del male alla caviglia. Anche se poi ho avuto il tempo per riprendermi e vince­re per la seconda volta il titolo europeo a Go­teborg. Ai Giochi di Atene 2004, invece, ero in uno stato di grazia tale che avrei potuto cor­rere in 2 ore e 6’! » . MAGIA AFRICANA - Baldini e la sua Namibia. Un posto magico in cui ritrovare se stesso e trovare la carica per andare avanti a dispetto dell’anagrafe. In cui lavorare, sudare e corre­re fino all’asfissia per incidere sul metaboli­smo, potenziando muscoli e articolazioni ma soprattutto per migliorare la capacità di tra­sformare l’ossigeno in carburante a livello mi­tocontriale grazie all’aria rarefatta dell’altura. « Questa è la mia seconda casa. La prima volta ci sono venuto nel 1997, con Panetta e Lambruschini (anche l’ex siepista si trova in questi giorni a Windhoek nelle vesti di tecni­co degli azzurri del triathlon, ndr). Ho conta­to i giorni che ho trascorso qui, sono 350 più altri trenta a marzo, fa più di un anno negli ul­timi dieci di vita. Qui l’aria è magica, basso tasso d’umidità, e percorsi da favola in una natura ancora incontaminata anche se la cit­tà è a pochi chilometri. Eppure siamo in pochi ad aver scoperto la magìa di questo angolo di mondo così accogliente. Ci veniva anche Ci­pollini quando ancora gareggiava in bici. Ri­spetto al passato sto facendo più lavori di qua­lità, cosa che mi è mancata lo scorso anno e alla fine non avevo più benzina. Finora sta andando tutto magnificamente bene, non so­no pochi 210 km a settimana da queste parti. E’ un inverno davvero buono » . PORTABANDIERA A PECHINO - I programmi so­no sempre a lunga scadenza, nonostante le in­sidie dell’età. E per Pechino ha in serbo di realizzare un sogno doppio: bissare l’oro e fa­re il portabandiera della squadra italiana.« Non ne ho parlato ancora con nessuno al Coni, ma mi piacerebbe tanto portare la ban­diera il giorno dell’apertura dei Giochi di Pe­chino (l’8 agosto 2008, ndr). E non ho paura a candidarmi. L’ultima Olimpiade ad Atene l’ho chiusa io sul gradino più alto del podio la se­ra della cerimonia di chiusura e credo che non ci sia nulla di male sperare di aprire quel­la del 2008. Anche se questo onore mi costrin­gerebbe a stare a Pechino dal primo all’ultimo giorno dei Giochi. Ma posso farlo, perché a Pechino ci sarà lo stesso clima torrido che tro­verei a casa mia, a Rubiera, dove rifinisco sempre l’ultima fase della preparazione » .E’ dura restare sempre al vertice ormai da tre lustri. E non è solo dal punto di vista fisi­co: « E’ durissima. il fisico non è un grande problema quando sei integro. Da quindici an­ni faccio attività di alto livello con una inten­sità difficile da mantenere soprattutto a livel­lo mentale. Per questo credo che Pechino sa­rà il mio ultimo obiettivo anche se... » . OLTRE IL 2008 - Baldini infatti non vuole an­cora pensare al dopo carriera. A cosa farà una volta appese le scarpette al fatidico chiodo: « Se ci pensassi ora sarei già un ex. Di propo­ste ne ho già avute tante, ma le lascio lì a de­cantare. Intanto sto scrivendo un secondo li­bro: un manuale della corsa da portare sem­pre con sé. Certo, so che l’età non mi aiuta, ma ci sono tante maratone che vorrei ancora cor­rere. Chissà, dopo Pechino e senza più troppe pressioni... ». La figlia Alessia ormai ha cinque anni: « Per fortuna riesco a godermela, spesso vado a trovarla a Como o la porto con me a Rubiera. Qui devo accontentarmi di sentirla al telefono » . LA TESTA - Maratoneta bianco, l’unico, ap­prezzato e rispettato dalle locomotive africa­ne: « Io riesco ancora a batterli perché so co­me gestirmi. Dicono che sono un maratoneta nato. Sarà. Ma se non avessi fatto la marato­na mi sarebbe piaciuto andare in moto: ho una Kawasaki 650 con la quale ho perso i pri­mi punti sulla patente per eccesso di velocità » .Baldini rientra in Italia la prossima setti­mana. Poi il 4 febbraio mezza maratona in Spagna, a Graneleros, cui seguiranno l’ 11 il campionato italiano di cross e la 5 Mulini il 4 marzo. Il giorno dopo via di nuovo alla volta di Windhoek per rientrare alla vigilia della Stra­milano del 1° aprile, ultimo test agonistico pri­ma di Londra.Ci concediamo al tramonto incantati dal passaggio della cometa McNaught che brilla come un diamante sul cielo limpido di Windo­ek. « Grazie per la visita: nessun giornalista italiano era mai venuto a trovarmi in tutti questi anni » .«Qui ho trascorso un anno dei miei ultimi dieci: corro 210 km a settimana e scrivo anche libri» «Non sono mai stato così bene: Londra sarà il vero mondiale ma non so se sarò in gara a Osaka» «Qui l’aria è magica, ci si allenava anche Cipollini». Appena può si rilassa con i safari e osserva le comete «A Pechino 2008 sogno di fare il bis e mi candido come portabandiera della squadra italiana»

Nessun commento:

Posta un commento