12 marzo 2007
Trovato morto campione italiano di maratona
La corsa nel sangue, la maratona come stile di vita. Si è fermato il cuore immenso di Felice Pellecchia, atleta esemplare, maestro di sport. A batterlo è stato un destino infido, che ha gettato nel dolore i familiari e nello sconcerto il popolo dei podisti, quello che da anni aveva eletto Felice portabandiera. Aveva 56 anni. Lo scorso giugno l’Associazione veterani dello sport lo aveva premiato quale migliore atleta master europeo, per avere percorso cinque maratone, nel 2005, in tempi inferiori alle 2 ore e 40 minuti. Felice ieri era in conceria, a Solofra, dove lavorava nella direzione amministrativa, quando è stato stroncato da un infarto. Alle 17.30 il malore fatale. Stava per rientrare a casa, con la moglie Agata, la prima a soccorrerlo. Non c’è stato nulla da fare. La notizia del decesso di Felice Pellecchia si è diffusa in pochi minuti a Solofra (dove ha risieduto per alcuni anni, prima di trasferirsi a San Michele di Serino), a Pompei (sede della ”Bartolo Longo”, società con la quale era tesserato, a Serino (luogo d’origine e dove ha vissuto tanti anni), ad Avellino, centro dei suoi interessi sportivi per decenni. Felice ha incarnato in modo intenso, appassionato, i valori dello sport, facendone la sua nota distintiva nella vita quotidiana. Innamorato della corsa di fondo, fin dall’adolescenza, aveva raggiunto con gli anni un livello di prestazione tale da garantirgli risultati eccellenti e d’indiscusso valore tecnico. Stava preparando l’«assalto» al record nazionale di maratona, categoria Am55, sfuggito lo scorso anno per una manciata di secondi. Nel palmares di Felice cinquanta maratone e centinaia di gare in pista e su strada. In prima fila a New Jork, Londra, Parigi, Roma, Firenze, Milano. Ha allevato al culto della corsa il figlio, Liberato, oggi componente la nazionale di atletica di Gigliotti. Negli ultimi mesi Felice aveva avviato l’ambizioso progetto di una scuola di maratona. Recente il premio del Coni di Avellino, col presidente Giuseppe Saviano, e della Fidal, col presidente Pietro Carpenito. «Ora non mi fermo più», aveva detto al Mattino in una recente intervista. Una frase che rende ancora più amaro il distacco. Buona corsa, Felice. Fonte: Il mattino
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