31 marzo 2007

Le irregolarità di Treviso

Se fosse vero pregherei la Fidal di escludere la Trevisomarathon dalla classifica del C.D.S. di corsa per una regolare classifica:naturalmente solo dopo un'attenta analisi.

Comunque dal sito podisti.net si legge:
“Una leggara, continua discesa…” così inizia la descrizione del percorso contenuta nel sito della maratona di Treviso ed è proprio per questo motivo che ancora una volta una maratona italiana viene dichiarata irregolare sia dalla Iaaf che dalla Associazione degli Statistici, con la sgradevole conseguenza che i risultati non sono validi e vengono tolti dalle liste, o meglio, relegati in una triste nota in coda.
Analogo trattamento la maratona di Treviso lo aveva avuto lo scorso anno ed era stato chiaramente preannunciato anche quest’anno, dal momento che il percorso incriminato non è stato modificato. Non è per caso che nessuno dei migliori italiani fosse presente a questa corsa e che il decantato livello tecnico sia stato affidato ai soli stranieri appositamente ingaggiati.
Il motivo è quello conosciuto: la maratona di Treviso gode di una pendenza favorevole eccessiva, pari a circa 2,5 metri per chilometro, mentre il massimo consentito è di 1 metro per chilometro.

Ciò posto ci chiediamo: ma che vantaggio cronometrico può dare una pendenza di questo tipo?
Per rispondere a questa domanda ci rifacciamo ad un articolo sull’argomento salite e discese, pubbilicato su questo stesso sito tempo addietro e riferito, nell’occasione, alla 100km del Passatore, ma le tabelle che conteneva sono valide per qualsiasi tipo di gara così come gli studi scientifici a cui faceva riferimento.
Da quegli studi ricaviamo che il vantaggio cronometrico per una leggera pendenza del 2,5x1000 è mediamente pari a 2,38 secondi per chilometro, pari a 1.40.4 sul percorso totale, riferiti all’andatura dei migliori. Non moltissimo, dunque, ma quanto basta per invalidare i riscontri cronometrici realizzati.
Ma questa non è l’unica irregolarità della gara citata. Conviene quindi dare una rapida scorsa alle principali regole in materia.
- La misurazione. Nessun comporto è concesso in questo campo. La misurazione deve essere fatta da un ufficiale di gara a ciò preposto e specializzato, servendosi di una bicicletta munita di misuratore, omologata e opportunamente calibrata secondo regole minuziose, che tengono conto della temperatura, della pressione e persino del peso del giudice. Sotto questo profilo Treviso è a posto, avendo provveduto alla misurazione secondo le regole e affidandosi ad un giudice internazionale di grande esperienza. Occorre però chiarire che il relativo certificato rilasciato al termine dell’operazione certifica solo l’esatta lunghezza del percorso, ma ne evidenzia anche le irregolarità su altri fronti.
- La pendenza. Qui è ammesso un comporto dell’uno per mille, cioè di un metro per chilometro, qualunque sia la lunghezza del percorso. A far fede sono i documenti tecnici ufficiali, reperibili presso gli uffici comunali, oppure presso la maggiore istituzione italiana in materia: l’Istituto Geografico Militare di Firenze. Da questi documenti risulta chiaramente una pendenza favorevole di almeno 96 metri, cioè ben maggiore dei 42 metri ammessi.
- Il 50%. Questa è la regola più controversa e prescrive che fra la località di partenza e di arrivo non possono intercorrere, il linea retta, più chilometri del 50% della distanza di gara, cioè in questo caso, non più di 21 chilometri. Anche in questo caso Treviso è irregolare, anche se si trova in buona compagnia. La ratio della regola è quello di evitare un eccessivo aiuto da parte di un eventuale vento a favore. Nel caso di Treviso numerose testimonianze dei presenti certificano che il vento a favore c’era, forte e continuo.

Queste irregolarità, sommate insieme, conferiscono alla gara un sensibile vantaggio cronometrico indebito, con la conseguenza, del tutto prevedibile, che i risultati non vengono riconosciuti né dalla IAAF (si veda il sito relativo alla voce statistiche) né dalla ARRS (bollettino n.1160 del 25 marzo).
Quest’ultima associazione ha inoltre elaborato un suo metodo di valutazione (RTB), puramente statistico, basato sulla comparazione fra i risultati conseguiti dai primi dieci uomini più dieci donne ed i primati personali degli stessi, calibrati sulla distanza e tenendo conto di altri dati, calcolo che alla fine fornisce la cifra del vantaggio medio che ciascun concorrente ha ricevuto in una determinata gara. Non solo la discesa, dunque, ma la confluenza anche di altri fattori, fra cui il più rilevante è il proprio il vento a favore, elemento reso possibile dalla irregolarità del percorso riferita al 50%.
Si tratta di un calcolo piuttosto ostico, roba da statistici, ma basato su criteri scientifici del tutto incontrovertibili e sulla grandiosa mole di dati di cui la ARRS dispone, depositata in un data-base di oltre 50 milioni di risultati.
Ebbene, tale calcolo fornisce un vantaggio stimato medio di 279,3 secondi per ciascun concorrente, pari a 4.39,3, il che riporta i clamorosi tempi di Treviso in una ben più accettabile normalità.

Agli atleti, che possono sentirsi danneggiati, diciamo solo questo: la faccenda era ben nota prima e gli stessi organizzatori non l’hanno affatto nascosta, ma anzi pubblicizzata…

fonte podisti.net

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