Caliandro un oro divino Trionfa sui 3000 correndo con un santino di Padre Pio La Di Martino argento nell’alto 23 anni dopo la Simeoni Le imprese di due ragazzi del Sud danno corpo ai segnali di risveglio della nostra atletica
Dall’inviato Franco Fava :
BIRMINGHAM - La riscossa dell’atletica azzurra porta i colori delle Fiamme Gialle. Antonietta Di Martino e Cosimo Caliandro illuminano la Indoor Arena di Birmingham con due medaglie storiche. Era da 23 anni che una italiana non saliva più sul podio del salto in alto. Il lungo digiuno, che durava dall’argento della mitica Simeoni ai Giochi di Los Angeles ’84, è stato interrotto ieri dalla campana di Cava de’ Tirreni, superata solo dall’irraggiungibile belga Hellebaut dopo una gara autorevole su una pedana difficile da interpretare. Erano invece 15 anni che un azzurro non vinceva un titolo europeo in sala nelle corse: c’è riuscito a sorpresa Caliandro, pugliese di Francavilla Fontana ( stessi natali del re della maratona di New York ’ 96, Giacomo Leone), ex enfant prodige del nostro mezzofondo, oro sui 3000 proprio come Di Napoli nel 1992. Risale invece a nove anni fa l’ultimo oro azzurro: Fiona May nel lungo. FEDE - Antonietta e Cosimo sono tesserati per le Fiamme Gialle - non a caso tra i primi a congratularsi per l’impresa dei due finanzieri è stato il Comandante generale Roberto Speciale - ma in comune hanno anche la profonda fede religiosa e l’essere talenti del nostro Sud con un passato costellato di delusioni. Già nel 2001 erano destinati a recitare un ruolo di primo piano nel panorama internazionale: la Di Martino volava a Catania a 1,98 nell’alto a soli 23 anni; Caliandro si laureava campione europeo junior all’aperto a Grosseto sui 1500. Fu subito ribattezzato il nuovo Arese, l’attuale presidente federale che nel 1971 salì sul trono europeo all’aperto proprio nel miglio metrico, e che ieri non stava più nella pelle quando nell’ultimo giro ha ingoiato il francese Tahri e lo spagnolo Espana. A 19 anni la vita sembrava avergli dato già tutto: un figlio, una moglie e la prospettiva di spaccare il mondo.Poi, come spesso accade con i talentuosi, la cattiva sorte l’ha colpito sul più bello. «Ho perso un paio d’anni perché una gamba mi si addormentava a causa di una malocclusione alla mandibola, problema risolto grazie a un bite speciale - racconta tra lo stupore della stampa britannica, tradita dal suo beniamino di colore, Farah (uno da 13’ sui 5000) - A 17 anni avevo già famiglia, oggi a 25 anni sono un’altra persona e devo ringraziare mia moglie Graziella, mio figlio Damiano di 7 anni e Cristian di 8 mesi. Ma anche la mia società, il mio allenatore Cecchini e questa federazione che sta rilanciando il mezzofondo» . Alla vittoria non ci credeva, a una buona gara sì. «A novembre ho corso la mezza maratona di Firenze in 1h03’50”, ho capito che avevo delle chance. Mi sono allenato tutto l’inverno a Ostia. Ho corso con un santino di Padre Pio spillato sul petto, così come feci anche nel 2001 a Grosseto » . In pista è stato perfetto, ha seguito i battistrada su ritmi lentissimi. Ai primi sussulti di Tahri, a 400 metri dall’arrivo, ha ingranato la marcia lasciando tutti sbigottiti RINASCITA - Anche l’exploit di Antonietta nasce da esperienze fisiche che lasciano il segno. Dopo aver sfiorato i due metri le hanno ricostruito nel 2003 la caviglia del piede di stacco. E’ stato un calvario. Fino a poche settimane fa, quando è salita a 2 metri. Ieri è stata protagonista tra le più forti avversarie al mondo ( mancava solo la Bergqvist). Senza errori fino a 1,96. Poi ha mancato di poco 1,99, misura sulla quale si infrangevano le ambizioni di rivali ben più quotate. Mentre la Hellebaut si involava fino a quota 2,05 e dava l’assalto inutilmente al record assoluto di 2,09. «Sono felicissima, questa è stata una gara che valeva il podio mondiale.Ho cercato di non fare errori fino a 1,96, sapevo che con quella misura si saliva sul podio. Ma la pedana ha favorito solo la belga » .L’Italia festeggia anche il quinto posto di Barberi sui 400, dove il finanziere di Tivoli ha ripetuto il personale di 46”47 fissato la sera prima in semifinale, quando era stato ingiustamente squalificato prima di venir riammesso nella notte. E oggi aspetta la finale dei 60 con il giovane della Riccardi Milano, Fabio Cerutti, quarto miglior crono delle semifinali e personale a 6”62. Oltre alle finali degli 800 con Bobbato, dell’alto con Bettinelli e soprattutto del peso con Assunta Legnante, promossa ieri con la seconda miglior misura di 18,20.Il pugliese rinato dopo aver perso due anni perché una gamba gli si addormentava «Salvato da un bite» La campana sul podio dopo il delicatissimo intervento alla caviglia «Questa finale valeva un mondiale»
Nessun commento:
Posta un commento