05 marzo 2007

FINALMENTE UNA GRANDE SODDISFAZIONE PER L'ATLETICA E IL MEZZO FONDO

Caliandro un oro divino Trionfa sui 3000 correndo con un santino di Padre Pio La Di Martino argento nell’alto 23 anni dopo la Simeoni Le imprese di due ragazzi del Sud danno corpo ai segnali di risveglio della nostra atletica

Dall’inviato Franco Fava :

BIRMINGHAM - La riscossa dell’atletica azzurra porta i colori delle Fiamme Gialle. Antonietta Di Martino e Cosimo Caliandro illuminano la Indoor Arena di Birmingham con due medaglie storiche. Era da 23 anni che una italiana non saliva più sul podio del salto in alto. Il lungo digiuno, che durava dall’argento della mitica Simeoni ai Giochi di Los Angeles ’84, è stato interrotto ieri dal­la campana di Cava de’ Tirreni, superata so­lo dall’irraggiungibile belga Hellebaut do­po una gara autorevole su una pedana diffi­cile da interpretare. Erano invece 15 anni che un azzurro non vinceva un titolo euro­peo in sala nelle corse: c’è riuscito a sorpre­sa Caliandro, pugliese di Francavilla Fonta­na ( stessi natali del re della maratona di New York ’ 96, Giacomo Leone), ex enfant prodige del nostro mezzofondo, oro sui 3000 proprio come Di Napoli nel 1992. Risale in­vece a nove anni fa l’ultimo oro azzurro: Fio­na May nel lungo. FEDE - Antonietta e Cosimo sono tes­serati per le Fiam­me Gialle - non a caso tra i primi a congratularsi per l’impresa dei due finanzieri è stato il Comandante gene­rale Roberto Spe­ciale - ma in comu­ne hanno anche la profonda fede reli­giosa e l’essere ta­lenti del nostro Sud con un passato co­stellato di delusio­ni. Già nel 2001 erano destinati a recitare un ruolo di primo piano nel pa­norama internazio­nale: la Di Martino volava a Catania a 1,98 nell’alto a soli 23 anni; Caliandro si laureava campione europeo junior al­l’aperto a Grosseto sui 1500. Fu subito ri­battezzato il nuovo Arese, l’attuale presiden­te federale che nel 1971 salì sul trono euro­peo all’aperto proprio nel miglio metrico, e che ieri non stava più nella pelle quando nell’ultimo giro ha ingoiato il francese Tahri e lo spagnolo Espana. A 19 anni la vita sem­brava avergli dato già tutto: un figlio, una moglie e la prospettiva di spaccare il mon­do.Poi, come spesso accade con i talentuosi, la cattiva sorte l’ha colpito sul più bello. «Ho perso un paio d’anni perché una gamba mi si addormentava a causa di una malocclu­sione alla mandibola, problema risolto gra­zie a un bite speciale - racconta tra lo stupo­re della stampa britannica, tradita dal suo beniamino di colore, Farah (uno da 13’ sui 5000) - A 17 anni avevo già famiglia, oggi a 25 anni sono un’altra persona e devo ringra­ziare mia moglie Graziella, mio figlio Da­miano di 7 anni e Cristian di 8 mesi. Ma an­che la mia società, il mio allenatore Cecchi­ni e questa federazione che sta rilanciando il mezzofondo» . Alla vittoria non ci credeva, a una buona gara sì. «A novembre ho corso la mezza maratona di Firenze in 1h03’50”, ho capito che avevo delle chance. Mi sono allenato tutto l’inverno a Ostia. Ho corso con un santino di Padre Pio spillato sul pet­to, così come feci anche nel 2001 a Grosse­to » . In pista è stato perfetto, ha seguito i bat­tistrada su ritmi lentissimi. Ai primi sussul­ti di Tahri, a 400 metri dall’arrivo, ha ingra­nato la marcia lasciando tutti sbigottiti RINASCITA - Anche l’exploit di Antonietta nasce da esperienze fisiche che lasciano il segno. Dopo aver sfiorato i due metri le han­no ricostruito nel 2003 la caviglia del piede di stacco. E’ stato un calvario. Fino a poche settimane fa, quando è salita a 2 metri. Ieri è stata protagonista tra le più forti avversa­rie al mondo ( mancava solo la Bergqvist). Senza errori fino a 1,96. Poi ha mancato di poco 1,99, misura sulla quale si infrangeva­no le ambizioni di rivali ben più quotate. Mentre la Hellebaut si involava fino a quo­ta 2,05 e dava l’assalto inutilmente al record assoluto di 2,09. «Sono felicissima, questa è stata una gara che valeva il podio mondia­le.Ho cercato di non fare errori fino a 1,96, sapevo che con quella misura si saliva sul podio. Ma la pedana ha favorito solo la bel­ga » .L’Italia festeggia anche il quinto posto di Barberi sui 400, dove il finanziere di Tivoli ha ripetuto il personale di 46”47 fissato la sera prima in semifinale, quando era stato ingiustamente squalificato prima di venir riammesso nella notte. E oggi aspetta la fi­nale dei 60 con il giovane della Riccardi Mi­lano, Fabio Cerutti, quarto miglior crono delle semifinali e personale a 6”62. Oltre al­le finali degli 800 con Bobbato, dell’alto con Bettinelli e soprattutto del peso con Assun­ta Legnante, promossa ieri con la seconda miglior misura di 18,20.Il pugliese rinato dopo aver perso due anni perché una gamba gli si addormentava «Salvato da un bite» La campana sul podio dopo il delicatissimo intervento alla caviglia «Questa finale valeva un mondiale»

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