09 febbraio 2008

C.D.S. PERCHè

SU ADRENALINECHANNEL SI E' APERTA UNA INTERESSANTE DISCUSSIONE SUL PERCHè UNA SOCIETà DEVE PRENDERSI LA BRIGA DI FARE UNA SQUADRA PER COMPETERE IN QUESTI CAMPIONATI. HO CERCANDO DI RISPONDERE GENERALIZZANDO ANCHE SU FATTI CHE APPARENTEMENTE NON SEMBRANO ENTRARCI NULLA MA CHE ALLA FINE SONO IL BANDO DELLA MATASSA DEL PERCHè UNA DOMANDA COSì.
ECCO QUELLO CHE PENSO
"Ho iniziato questa risposta diverse volte per meglio spiegare come la penso e per non essere frainteso (anche se forse non sono sicuro di essere riuscito nel mio intento comunque ..). Ho generalizzato per fare un quadro generale e per spiegare cosa c'è che non va. Premetto che su “numeri” di soldi in tasca a società di quanto arrivi per la vittoria di un cross lungo regionale ... penso nessuno (ma potrei sbagliarmi di poco). Diciamo che a livello nazionale ci sono dei rimborsi per le prime società (non so se sono una decina ma non di più) rimborsi che poi si muovono anche in base ai chilometraggi, così come per gli atleti premiati ad es. a Monza saranno 6 (o 12...) sempre con rimborsi a chilometraggio + eventuale premio … (se consideri che uno che cammina veramente forte entra nei 50 ... non mette in tasca nulla …). Quindi facendo questa breve premessa si può capire che l’atletica non è fatta da ricchi, basta vedere le macchine che hanno alcuni nostri campioni e già si capisce che non si naviga nell’oro. Inoltre penso che se una squadra non ha alle spalle forti motivazioni e sponsor, finisce che in un paio di anni si abbia l'oblio. Quindi l'atletica e il podismo non è una scienza esatta ma piuttosto un viver comune in un'annata (???!!). L’altra faccia della medaglia è che è uno sport al massimo competitivo sotto il profilo fisico e mentale basta pensare ai 7 allenamenti settimanali di norma (e quando si corre si dura sempre fatica) per non parlare dei 10 o 14 uscite settimanali … naturalmente per correre non basta solo correre e quindi palestra, massaggiatori … non parliamo degli infortuni che buttano al vento una preparazione… quindi non è uno sport inferiore agli altri (anzi) ma il discorso è un altro e mi soffermo. E' uno sport che comporta sacrifici personali. Quello che vedo è che fondamentalmente si interpreta (parlo in senso di massa e lato) senza criteri logici di definizione come altri sport: campionati (tanto per essere chiari di cosa si parla). Non abbiamo neppure la pubblicità del ciclismo che si è fatta breccia con Tour de France e Giro d'Italia tanto per essere più espliciti si parla di maratona (anche se io non considero il nostro sport questo e solo questo anzi...) ma fondamentalmente non si parla di maratona ma di accozzaglia di prestazioni domenicali. (Anche se poi un buon risultato può provenire anche da questi eventi domenicali ma seguiamo il ragionamento). Quindi capisci, e capisco bene, che fare un’attività che non è remunerativa se non per alcuni e solo se vincenti fa scemare la necessità di confrntarsi in talune attività … e c’è qualcosa di strano se sulla gazzetta dello sport o il corriere dello sport non si vede chi è il campione Italiano dei 100 mt o del martello tanto per fare un’esempio. Ma è ancor più difficile vedere magari le prime 10 società (magari con formazioni e punteggi che non guasterebbe) del cross e certo questo ci fa riflettere sull'importanza e non poco. Allora riscrivendo ho pensato cavolo ma qua è tutto negativo. Non c’è ragione di fare i societari. Qua è tutto sbagliato è bene fare le corse la domenica e trovare magari il nome su qualche rivista perché poi c’è un po’ di pubblicità e du’ soldini. Fatta questa premessa ne devo fare un’altra. Questo sport, e voglio parlare più della corsa in senso lato senza soffermarmi nelle discipline della pista, nasce da miti come Antibo, Cova, Panetta, Bordin, Pizzolato, Poli, Lambruschini ecc.. (per citarne alcuni conosciuti) nasce da poche gare ma buone (stramilano, cinquemulini ...) e da alcune tra cui i famosi c.d.s.. Quindi in un contesto di poca globalizzazione dove magari c'era anche una bassa frequenza di atleti keniani ed i nostri colori prendevano il sopravvento si avevano società come la Paf Verona o la SNAM GAS Metano che potevano mettere in riga le società militari (società costituite per fare questa attività con uno stipendio). Praticamente “erano dei campionati nati e vissuti per far risaltare uno sport”. Diciamo che ci si confrontava con il gusto di essere presenti in un'attività che aveva un significato. Con il passar degli anni sono aumentate le gare (quelle non significative: non me ne voglia nessuno), ed è aumentata la popolarità di altri sport (grazie a sponsor e denaro) così che l'interesse per la nostra attività è scemata. Cosa è successo realmente. Realmente per molti oggi, grazie alla globalizzazione, l'attività è fare 10 maratone, una ultramaratona ... con la conseguenza che abbiamo Gasparotto famoso ma non Meucci (o più semplicemente Scaini, Maccagnan, Gualdi per fare dei nomi che agli non addetti ai lavori possono sembrare ignoti, ma potrei continuare con Bobbato, Sciandra, Vincenti, Obrist, ... e non passo alle donne), abbiamo quindi l'uomo dell'ultra ma non il campione dei 100 mt.. Abbiamo una corsa importante perchè ci sono + di 1000 partenti ma non 10 concorrenti di alto livello o perlomeno non 10 atleti che hanno preparato una competizione per quell'evento ma sono capitati in quell'evento perchè era giusto sfruttare il momento (anche qui mi fermo perchè sennò si entra in un'altro discorso). Fatta questa premessa devo sottolineare che non è così. Il c.d.s. di cross (per esempio) è ancora una di quelle prove che rendono giustizia a questo sport. E' un'attività che seppure concentrata in poche corse rispecchia dei valori in campo assoluti, dona all'impegno il giusto rendiconto e non mente, concedendo inoltre dall'altra faccia della medaglia la volontà di fare sempre meglio (come in qualsiasi campionato) e rende una spettacolarità attesa e unica sia sotto il profilo individuale che societario tanto che si hanno allenatori, dirigenti, atleti che incitano tanto l'atleta come singolo ma soprattutto come pedina della squadra. (fogli alla mano con numeri). ( e tanto per darti un'idea hai sottolineato che dopo il 10 avevamo atleti scomposti che ritengo dovuta dal fatto del massimo impegno fisico e della ricerca del risultato e se confronti i nomi sonno tutti atleti comunque di un certo spessore). Giustamente mi dici che alla fine ci sono squadre che comprano atleti (3 – 4 o più) per fare una squadra “forte”, o comunque la “meglio che possono” per due mesi l’anno. (apro una parentesi e voglio generalizzare: cosa ha fatto l’Olio Sardelli (Le Sbarre), il Team Suma, ecc.. la stessa cosa (quasi) con l’unica verità che non partecipavano alla vera attività ma cercavano di vincere o primeggiare in più corse possibili a destra e a manca ... senza mai far parte del mondo “attività”.). Il nostro sport è correre ed ottenere un risultato, confrontarsi ed essere presenti. Quali sono i risultati che contano? Sono le gare dove ci sono tutti i migliori, dove si vince un titolo dove si ottiene una performance tale da rimanere (come ad es. un meeting per fare il tempo). Ed i c.d.s. grazie alla richiesta delle società di comportarsi al massimo in una (o più) competizioni rende la volontà per gli atleti di dare il massimo, prepararsi e dimostrare il proprio valore. Poi per gli atleti c'è la contropartita di essere presenti al top della forma per dimostrare il valore senza se ne ma (se guardi la classifica si sono pochi secondi di distacco a significare del valore della corsa e degli atleti). Mi dirai anche la maratona alla fine è atto per fare la performance per ottenere un tempo (che poi può essere discutibile visto che si parla di migliore prestazione e non di primato). Certo anche la maratona è una parte di questo sport, ma non è questo sport. Ci confondiamo perché pensiamo che sia la massa a fare attività. La massa deve fare la sua attività ma non deve essere l’attività. Quindi i vari campionati indetti dalla FIDAL sono quelli che vanno tenuti in considerazione per chi vuole entrare in questo mondo. E’ inutile che le riviste per vendere giornali mettano la foto di tutti e i nomi di tutti: tutti non fanno l’attività. I giornali fanno solo il loro interesse cercando più persone possibili adepte allo scopo. Mi rendo conto che sono frasi che scombinano il pensiero comune, ma mi rendo anche conto che ci sono migliaia di calciatori amatoriali (che prendono certamente più di noi) che seguono il calcio “assoluto”, mentre ci sono migliaia di podisti (maratoneti o domenicali …) che non sanno neppure quale sia l’attività. Anche questo fa un po’ riflettere, e come abbiamo già più volte parlato il problema nasce anche dalla Fidal. Mi sono chiesto cosa c’entrasse la Fidal in tutto sto discorso, perché è in parte è colpa sua di questa incessante non conoscenza dei fatti e di cosa si parla. Allora ho capito. Ho capito che la FIDAL pensa che essendo “un’istituzione” di questo sport la comunicazione gli arrivi per concessione dovuta, o perché si deve occupare ad esempio di mondiali o olimpiadi, forse non ha capito che deve essere presente tanto quanto lo sono gli altri sport: facendosi pubblicità. Ma anche qui senza fraintendimento, nel senso che la pubblicità deve essere quella dell’attività e non quella delle masse … che già sanno cosa è. Devono mettere su una rete di comunicazione tale che risalti l’attività e non il fatto che ad una corsa ci sono 1000 prtecipanti o che la corsa con 1000 partecipanti abbia un vincitore di lusso .... Vedi io faccio l’esempio del campionato Italiano dei 10.000 assoluto che se lo vai a vedere è triste perché tolti gli addetti ai lavori, i parenti e i corridori ci sono 5 spettatori (magari non paganti). A correre sono in 10 e la gara a parte il titolo sembra che non conti nulla. Poi guardi la classifica e sono in 10 scesi sotto i 30’ (circa .. che anni fa certo non voleva dire nulla ma oggi è un grande risultato perché ti devi rispecchiare con questa nuova realtà). Cosa pensi? Che schifo di gara, a che serve? Bè quello è il massimo livello della nostra serie non perchè ci sono 10 corridori ma perchè dieci corridori competono per uno scopo al massimo livello. (Certo c'è chi dice ma non prendo neppure 100€ se vinco e se arrivo 11° manco la maglia allora sai che vado a fare una corsetta su strada ... questo è diventato il pensiero comune anche se per fortuna e per verità non è il pensiero di chi fa questo sport “assoluto”). Bene ecco cosa è successo, faccio l'esempio della maratona: nel campionato Italiano di Maratona, che per forza di cose viene associato ad una corsa “normale” e non istituzionale, ci sono veramente 2/3 atleti che puntano al titolo o al piazzamento gli altri preferiscono cercarsi un'altra corsa, così che se per esempio si prende il risultato “campionato Italiano di Maratona 2007” sarebbe triste e se si confronta la rivista jogging 1981 (http://www.atleticacastello.sitoper.it/news_scheda.php?idnews=62) si vede che in una corsa ci sono stati 44 atleti sotto le 2h29' ... una sola corsa il campionato italiano di maratona. Quindi capisci che dire 2h29 in quel contesto valeva: c'era un'attività, c'erano atleti che volevano essere in una classifica e dimostrare il loro valore. Inoltre si può notare: corsa= classifica= risultato=attività. Oggi corsa, classifica quando tutti i maratoneti hanno corso e quindi= risultato quando oramai il tempo è passato. Quindi 2h29? Non ha senso a meno che non lo fai a N.Y. Mi sono dilungato ma penso che abbia fatto capire la linea tra attività e “amatorialità” o domenicalità che rispecchia la nostra nuova ZONA. Naturalmente non parlo del doppio tesseramento che comunque dovrebbe essere regolamentato da UISP e FIDAL su tutti perchè c'è un malcomune che ancora aumenta nella popolarità della non attività. Quindi riallacciandomi al discorso iniziale specifico che per chi ha una squadra con elementi assoluti (e non parlo di età ma di persone che possono competere) devono fare l'attività dei c.d.s. per essere parte dell'attività ... perchè altrimenti non ha senso avere degli assoluti o una società, non ha senso avere un vincitore domenicale se nella corsa clou non lo fai partecipare tu che hai costruito una squadra. Inoltre bisogna che la FIDAL pubblicizzi questi eventi e li renda (magari con convenzioni) di primaria importanza. Necessita per esempio che se c'è un campionato di società regionale di corsa campestre o regionale assoluto, non siano organizzate corse che cozzino con tale evento in maniera tale da risaltare tale avvenimento. Penso che si è visto bene a Policiano: c'era la ½ di Pietrasanta che in toscana pareva più importante del cross: da una parte c'era una competizione con il coltello tra i denti, un'attività per una posizione di prestigio con i migliori Toscani (e non solo), mentre dall'altra “una competizione che sarebbe stata rimpiazzata la domenica dopo da un'altra ½ ... per la massa” .. la dimostrazione poi è sempre stata la domenica a Lucca dove non c'erano concomitanze ed infatti qualcuno si è affacciato al cross (sconosciuto), apprezzandolo seppure in parte, ma buttandosi nella mischia e capendo (penso la differenza). Capisci bene che si intersecano delle necessità. Ritengo che la verità sta nel mezzo, che ci sono persone che costruiscono società e crescono parallelamente come il G.S. Lammari o il G.P. Parco Alpi Apuane che negli anni hanno costruito la società con ambedue le finalità: visibilità sui giornali e attività vera. Con atleti/e incentivate proprio in quelle attività dove non c'è nulla di premio ma che e poi per conseguenza grazie al valore di questi atleti si ha un ritorno d'immagine. Poi l'atleta che nasce dalla competizione di queste attività capisce che è più importante e prestigioso un 50° posto ai c.d.s. che non una vittoria in 1h12' sulla ½ . La società deve capire che è arrivare 35^ agli italiani di cross perchè è così che ci si confronta. Quindi il mio suggerimento non è solo quello di metter su una squadra competitiva al massimo per un anno (certo questo è uno degli obbiettivi della competizione) ma anche di avere finalità a lunga scadenza entrando in queste specialità come confronto duraturo e concreto come ad esempio hanno in toscana società come Castello, Orecchiella, Toscana Atletica che negli anni hanno dimostrato di competere sempere e darsi battaglia. Poi l'attività non si concentra solo in due mesi anzi dura tutto l'anno più di quello che si pensa: A settembre/novembre si guardano le campagne acquisti. A Dicembre si guardano i risultati degli avversari e si fanno “le amichevoli”. A gennaio si compete. A Febbraio per chi si è qualificato cerca nel campionato Italiano di cross anche il riscatto sulla squadra rivale oltre al confronto nella massima serie. Poi ci sono i c.d.s. di ½ maratona e i c.d.s. dei 10000 ( che purtroppo non ti consiglio di venire a vedere se non sei preparato psicologicamente ad un'evento molto intimo con il cronometro in mano) che come i c.d.s. di cross sono. Certo ripeto che abbiamo bisogno di realtà che si confrontano sui giornali come succede negli altri sport, senza cercare il grande tempo (che dobbiamo cercare haimè un po' al di fuori della nostra nazione e della nostra attività) ma puntando il dito sull'attività come negli altri sport, con classifiche e commenti incentivando le società a riprendere i propri spazi. Vedi Maggini mi rendo conto che è difficile ma pesno bisognerebbe aprirsi al confronto nell'attività. Inoltre suggerisco (ed è un “consiglio personale” ) alle riviste “specializzate” di massa di fare un'informazione diversa per il bene della nostra nazione e del nostro sport, incentivando quelle attività sopradescritte con una doppia finalità: 1) rendere partecipe il lettore che esiste uno sport istituzionale con dei fini e degli scopi 2) rendere conosciuta la massima espressione nazionale in maniera tale da incentivare il tifo, l'orgoglio, l'immedesimazione e la conoscenza. (Certo questo vale anche per le trasmissioni televisive). Ricapitolando: 1)La società deve crescere e confrontarsi senza avere paura dell'attività. 2) L'attività si concentra in campestri, pista, strada e montagna (per necessità e forza societaria bisogna saper scegliere). E si intende quella federale assoluta. 2)La società deve avere diversi atleti che compiano per la società il fine e lo scopo di portarla al massimo risultato (come in qualsiasi altro sport). 3)L'atleta deve confrontarsi e incentivata dalla società ottenere il massimo risultato per quest'ultima e per se stesso. 4) La società al pari dell'attività societaria deve concentrare le proprie forze e incentivare anche l'attività individuale concetrandosi sempre su un'attività federale di livello. 5)Le istituzioni devono incentivare i campionati di società per migliorare il dialogo tra atleti e paniere di atleti tanto da far sì che le società abbiano il loro spazio per far girare il giusto denaro per il sostentamento (se la società non compare mai ... mai sarà incentivata). Inoltre devono incentivare tutto l'ambiente individuale tanto da rendere agli atleti il loro spazio per continuare l'attività incentivati dalle società che come uno specchio riflettono anche il loro nome. 5)Le riviste devono essere più razionali dando notizie e commenti sia per il paniere dei lettori che per la conoscenza di tutti sul livello nazionale (ne abbiamo bisogno), “pubblicizzando” proprio questa attività in modo che poi qualsiasi altra sfera anche se di livello inferiore sia importante perchè se sale d'importanza un livello sale d'importanza tutto. 6)Collaborazione tra manifestazioni e federazioni (es. se una corsa “cozza” in una data con una manifestazione “importante” in regione ... cercare un compromesso a tale manifestazione in modo tale da organizzare essa l'evento clou). Sicuramente ho dilagato e ho ampliato (visto che c'ero) il discorso cercando anche di strappare un'immagine di quello che abbiamo intorno. Ma ritengo che domenica 17 febbraio sarà un grande evento e se qualcuno passa da Monza lo invito a fermarsi e fare il tifo per la squadra della sua città o della sua regione ... tanto per iniziare."

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