Vorrei rispondere con un post a quello scritto su ricordando Serena.
In un primo momento non capivo perché fossero presenti atleti stranieri ed inoltre non capivo perché questi non fossero quelli tesserati per una società Toscana (es. Ngeny).
Sicuramente la manifestazione (anzi manifestazioni) Pratese sono state onorate di avere questi atleti nelle loro competizioni, ma certamente oltre all’onore c’è l’onere di quello che si fa ed il perché lo si fa.
Non voglio dire che non potevano partecipare, ci mancherebbe altro, ma mi pongo le seguenti domande:
1) perché una società deve prendersi la briga di affiliare la propria manifestazione alla FIDAL (esempio Castiglione San Pellegrino in Alpe o Croce Verde a Pietrasanta) e spendere qualche soldino in più, quando può tranquillamente fare un’attività non federale (se non richiede alla fidal) ed avere una corsa di livello comunque stratosferico? Penso che se qualcuno ci pensa … il gioco non ne vale la candela. (nelle manifestazioni regionali a buona ragione che la gara deve essere di interesse e di spessore ci sono dei soldini).
2) Perché una corsa “amatoriale” o comunque “domenicale” deve essere aperta a dei professionisti?
3) Se gli atleti che solitamente si muovono con ingaggio partecipano senza ingaggio … allora gli altri sono più bischeri? (parlo in generale … non nel caso specifico di manifestazioni con scopi o finalità di beneficenza).
4) Perché una società deve affiliare atleti stranieri e questi atleti (perché se si sa come funzionano le affiliazioni degli stranieri oggi questo a me domani a te ecc..) “levano”, o potrebbero farlo, la scena a propri atleti regionali che proprio in queste corse trovano anche un riscontro nei confronti della società? …
Certamente chi corre con questi atleti deve solamente essere onorato e si può capire bene che il”manager” deve sviluppare un calendario in modo da muovere le proprie pedine nella maniera più proficua.
Ma allora come mai ci muoviamo quando ci toccano direttamente (per esempio questione Taqui dello scorso anno ricordate? O quando qualche premio viene preso da qualche atleta “non coerente con il regolamento” facendo reclami e stando alle regole in quel caso?). Forse perché alla fine non amiamo questo sport tanto da non capire che non è il premio che ci deve spingere a questi sacrifici, ma la dimostrazione che il nostro fisico, la nostra mente, la nostra forza di volontà è superiore a quella degli altri. E’ per questo che anche il doping è solo una maschera di un’atleta che vive in una società moderna e che è accettato purtroppo negli occhi di ammirazione.
Forse bisognerebbe essere un pochino più coerenti. Sia gli organizzatori che i concorrenti. Io ricordo quando anni fa mi squalificavano perché ero “assoluto”. Mentre gli amatori che andavano più forte di me si potevano tesserare appunto amatori e partecipare sia di qui che di là. … Io penso che un giovane di 24 anni non può e non deve fare l’amatore ma deve fare un’attività assoluta. Ok può esserci anche il giovane che non è dotato ma comunque bisogna inserirlo in un contesto più generale e vero.
Bisogna che ci sia una differenziazione delle corse, di come si devono organizzare, di chi può o non può partecipare. La realtà è che , mentre il vero uomo è quello che dimostra che è riuscito a fare quello che ha fatto perché si è sacrificato ed ha cercato i limiti (i suoi limiti) …. C’è chi i limiti se li pone a proprio uso e consumo. Non volendo degenerare in falsa filosofia o ragionamenti tanto per fare spero che il messaggio sia ben chiaro e che l’attività vada svolta al fine di ottenere un risultato, anzi il risultato, con impegno, dedizione, forza di volontà e onestà … ed un pizzico di coerenza (concorrenti e organizzatori) non guasta mai. Buon “lavoro a tutti”.
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