18 luglio 2007

DOPING, DUE ANNI DI SQUALIFICA PER GIBILISCO

Questa è una notizia che non si vorrebbe scrivere mai ....

ROMA - Due anni di squalifica: questa la sanzione inflitta dalla commissione giudicante della federazione italiana di atletica all'ex campione del mondo di salto con l'asta Giuseppe Gibilisco coinvolto nell'inchiesta 'Oil for drug'. La commissione giudicante, presieduta da Sergio Rosa, ha confermato così la richiesta espressa dalla procura antidoping di due anni di stop. Soddisfatto il viceprocuratore Franco Cosenza che ha preso parte all'udienza rappresentando l'accusa, "perché è stato riconosciuto il lavoro svolto dalla procura". GIBILISCO DELUSO,'DI SICURO FAREMO APPELLO' "Di sicuro faremo appello, ci dovranno dare le motivazioni di questa sentenza". Deluso e amareggiato, Giuseppe Gibilisco ha annunciato così dopo aver sentito la sentenza di condanna della commissione giudicante di due anni di squalifica che presenterà ricorso. "Amareggiato? Ovviamente sì - ha detto l'atleta - mi ritrovo in mezzo a un casino senza sapere perché e solo per essere andato da un medico che riceve normalmente per appuntamento. Posso solo dire - ha concluso l'atleta siracusano - da Pechino mi ritrovo a... Pachino". PETRUCCI: POSSIBILE DOPING SOLO IN ITALIA? "Possibile che i casi di doping ci siano solo in Italia? Noi stiamo facendo il massimo, mi auguro che anche negli altri paesi facciano lo stesso. La domanda però mi viene spontanea, perché sembra che i casi di doping ci siano solo da noi". Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, a margine dell'inaugurazione del nuovo Laboratorio antidoping della Federazione medici sportivi italiani, ribadisce l'impegno e la credibilità dell'Italia nella lotta al doping a livello mondiale. "L'inaugurazione del nuovo laboratorio - ha aggiunto Petrucci - rappresenta una tappa fondamentale nel difficile cammino della lotta al doping. Una battaglia sempre più difficile, ma alla quale non ci sottraiamo. Per questo abbiamo voluto ingrandire la nostra struttura, per cercare di essere sempre più al passo con i tempi e guadagnarci quel ruolo di leader a livello internazionale che gli organismi preposti, quali la Wada, ci riconoscono e apprezzano". Il presidente del Coni non ha voluto commentare la sentenza di Ivan Basso e le future possibili squalifiche di Danilo Di Luca e Giuseppe Gibilisco: "Non ho nulla da rimproverarmi - ha concluso Petrucci - sono solito aspettare le sentenze. Ma ribadisco, senza fare polemica, che il nostro dovere è tutelare i valori dello sport e la salute degli atleti". MELANDRI: "La prossima sfida è di estendere lo spettro dell'azione dell'antidoping adeguandolo continuamente ai nuovi prodotti. E' giunto il tempo di vincere la battaglia contro il doping". Il ministro delle Politiche Giovanili e Attività Sportive Giovanna Melandri, a margine dell'inaugurazione del nuovo laboratorio antidoping dell'Acqua Acetosa, ha ribadito come l'Italia sia all'avanguardia nella lotta al fenomeno doping. "Dal 1998 ad oggi, - ha aggiunto il ministro - abbiamo fatto tanta strada. Allora non c'era ancora una legge contro il doping e non c'era nemmeno la Wada. Oggi l'Italia sta facendo la sua parte a testa alta. In pochi anni abbiamo scalato le posizioni e oggi siamo all'avanguardia in questa difficile battaglia". Sull'apertura del nuovo laboratorio, il ministro ha chiarito: "E' un evento di grande rilievo - ha ammesso - che si inserisce perfettamente nella nostra politica di contrasto al fenomeno del doping. Voglio ricordare, che grazie alla ratifica della convenzione Unesco, abbiamo finalmente colmato un ritardo storico. E' il tempo giusto - ha concluso - per vincere questa difficile battaglia". MAGNINI: "Ho avuto a che fare con tanti ciclisti che mi parlavano di doping come se fosse una cosa normale. Credo che serva tolleranza zero contro tutti coloro che barano, perché chi ruba deve pagare". Il due volte campione del mondo sui 100 stile libero, Filippo Magnini, ha inaugurato, tagliando il nastro il nuovo laboratorio antidoping dell'Acqua Acetosa e ha approfittato dell'occasione per spiegare le sue idee sul doping. "Credo anche che non bisogna focalizzarsi solo sul ciclismo - ha aggiunto Magnini - un po' è colpa anche degli organizzatori che li sottopongono a tracciati impossibili e sforzi disumani. Sono convinto, però, che il doping ci sia in tutti gli sport, in alcuni magari di più in altri di meno. Dobbiamo trovarli tutti e punirli". Nella testa di Magnini ci sono già le prossime Olimpiadi di Pechino: "A settembre comincerò la preparazione - ha ammesso 'Pippo' - vado a Pechino per vincere. Ed è proprio per questo che sono contento di questo genere di iniziative (inaugurazione del nuovo laboratorio antidoping) perché vedo tanti, troppi, atleti sospetti. Spero di sbagliarmi e di lottare con atleti puliti". Sulla sua strada, nel suo regno dei 100 stile libero, Magnini potrebbe ritrovarsi di fronte il fenomeno americano Michael Phelps: "Non so se farà i 100 - ha concluso Magnini - io spero per lui di no, perché contro di me non avrebbe scampo. In generale sarei contento di incontrarlo perché più avversari ho più mi gratifica la vittoria". BOTRE': "Il doping non è una scorciatoia, ma è solo una deviazione che non ti permette più di tornare indietro. Non è solo una questione di salute, perché soprattutto il doping è una frode. Bisogna ripeterlo all'infinito: chi fa uso di doping è un baro". Il direttore del nuovo laboratorio antidoping della Federazione medici sportivi italiani, prof. Francesco Botré, sottolinea così l'importanza e la funzione della struttura. "Non è un lavoro come un altro, ti dà grandi gioie, ma soprattutto tante responsabilità. Il nostro obiettivo è di farlo diventare la roccaforte dell'etica".

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